Ipoclorito di Sodio

NaClO

Nome IUPAC: osso clorato(I) di sodio
Nomi alternativi: candeggina, varechina, acqua di Javel, acido ipocloroso, sale di sodio,
Numero CAS: 7681-52-9

L’Ipoclorito di sodio è messo in commercio in soluzione acquosa ad una concentrazione generalmente non superiore al 25% in quanto puro fonde a circa 18 °C ed è particolarmente instabile. Sia per sfregamento che per riscaldamento a temperature superiori a 35 °C può decomporsi in maniera anche violenta.
Il valore commerciale di una soluzione di ipoclorito di sodio varia in funzione del suo potere ossidante, che per convenzione viene normalmente espresso attraverso il titolo in “cloro attivo”, la cui conoscenza è fondamentale per tutti coloro che commerciano oppure impiegano l’ipoclorito di sodio e gli altri diversi agenti ossidanti a base di cloro (ipoclorito di calcio, cloruro di calce, cloriti ecc.).
La consuetudine di esprimere il potere ossidante per mezzo del titolo in “cloro attivo” deriva dal fatto che un tempo si riteneva che l’azione ossidante dell’ipoclorito fosse collegata direttamente al cloro contenuto. Di conseguenza fu definita la quantità di cloro attivo “cloro attivo” la quantità di cloro gassoso che una soluzione di ipoclorito può sviluppare qualora venga trattata con un acido forte. L’esperienza dimostrò che in realtà il cloro puro non può di per sé stesso essere considerato un agente ossidante: esso infatti lo diviene solamente quando si trova in soluzioni acquose (acqua di cloro) o alcaline (ipoclorito di sodio) grazie all’ossigeno del quale permette lo sviluppo. Ne consegue che il cloro è l’elemento indispensabile per provocare l’azione ossidante, ma i suoi effetti sono ovviamente dovuti all’ossigeno liberato.
Oggi, alla luce di quanto sopra, sarebbe logico esprimere il potere ossidante di una soluzione di ipoclorito in funzione della quantità di ossigeno che essa può liberare. Tuttavia, data l’abitudine ormai affermatasi e tenendo conto della corrispondenza esistente tra il tenore convenzionale in cloro attivo e l’ossigeno che il prodotto può liberare, si preferisce, nella pratica commerciale, esprimere il potere ossidante dell’ipoclorito di sodio con il titolo in “cloro attivo”.
Il “cloro attivo” in una soluzione di ipoclorito di sodio può essere espresso:

  • in % in peso (w/w) = g di cloro attivo / 100 g di soluzione;
  • in % in volume = g di cloro attivo / 100 cm3 di soluzione;
  • in ° clorometrici = l di cloro attivo / l di soluzione.

Le soluzioni di ipoclorito perdono spontaneamente il loro titolo iniziale in cloro attivo. Questa degradazione naturale è solitamente più rapida immediatamente dopo la produzione e, a seconda delle condizioni di stoccaggio, con il passare dei giorni rallenta progressivamente sino ad annullarsi.
Osservando le corrette modalità di conservazione del prodotto, la degradazione naturale viene facilmente contenuta entro i limiti di tolleranza commerciale.
Le soluzioni di ipoclorito di sodio sono soggette a perdita di titolo in cloro attivo anche a causa di altri fattori esterni, indipendenti dalla degradazione naturale, tra i quali:

  • L’azione della luce solare
  • Temperature superiori ai 35°
  • l’azione di metalli, sali metallici e leghe
  • acidificazione delle soluzioni

L’ipoclorito di sodio mostra una maggiore stabilità in ambiente alcalino e pertanto nei prodotti industriali viene sempre disciolto qualche grammo di soda caustica libera per litro affinché, anche dopo un lungo periodo di stoccaggio, ve ne sia sempre presente il quantitativo necessario per assicurare una buona stabilizzazione.
Da queste brevi nozioni si desume come l’ipoclorito di sodio sia un prodotto di delicata manipolazione e come la sua buona qualità dipenda, oltre che dalla purezza delle materie prime utilizzate, dalle precauzioni adottate sia durante la produzione sia durante il trasporto e lo stoccaggio.

Produzione

L’ipoclorito di sodio è prodotto per assorbimento esotermico di cloro in soluzione di soda caustica secondo la reazione:

Cl2 + 2NaOH → NaClO + NaCl + H2O

Questa reazione produce inoltre una quantità equimolare di cloruro di sodio.

 Principali forme di utilizzo

Data la sua energica azione ossidante, il suo basso costo, la facilità di applicazione sia nel settore industriale sia in quello domestico, l’ipoclorito di sodio viene impiegato in grosse quantità per moltissimi usi; le concentrazioni utilizzate variano di volta in volta entro ben precisi limiti.

Industria tessile

Fibre tessili naturali ed artificiali: l’ipoclorito può essere impiegato da solo oppure in trattamenti combinati con altri agenti ossidanti, quali il clorito di sodio e l’acqua ossigenata (questo naturalmente in dipendenza dal materiale da trattare).

Industria cartaria

Sbiancante per la pasta di legno e della cellulosa.

Trattamento acque

Sterilizzazione, trattamento antialghe, ecc.

Impieghi domestici e lavanderie

Preparazione di liquidi per bucato.

Industria chimica

Utilizzo dell’ipoclorito di sodio come reattivo ossidante intermedio in varie sintesi organiche.

Altre forme di utilizzo

  • Battericida
  • Sporicida
  • Fungicida
  • Virocida.